
La Guida pratica all'agile ha una seconda edizione dopo nove anni
The PM Architect5 min di letturaNotizie PMI
Il PMI ha aggiornato la Guida pratica all’agile per la prima volta in nove anni. Arriva in un momento particolare, perché l’esame PMP partito a luglio distribuisce il 60% delle sue domande tra approcci adattivi e ibridi. Vale la pena sapere cosa porta e, soprattutto, cosa non promette.
Cosa è stato pubblicato e quando
La seconda edizione è uscita a luglio 2026. Sono 182 pagine e il PMI l’ha realizzata insieme ad Agile Alliance, come la prima. Il dettaglio dei cambiamenti l’ha pubblicato Mike Griffiths sul blog del PMI il 2 settembre, e lì c’è quasi tutto quello che oggi si può affermare sulla nuova edizione.
La guida resta neutra rispetto ai framework. Non ne sostiene uno sull’altro e non dà per scontato nemmeno il vocabolario. Il PMI lo dice senza giri di parole, le iterazioni non si chiamano sempre sprint e chi facilita non si chiama sempre scrum master. Quella neutralità era il punto della prima edizione e resta intatta.
I nove anni che separano le due edizioni
La prima edizione è del 2017. Il PMI riassume il periodo con una frase che mette ordine, quello che è cambiato in questi nove anni non è dove si usa l’agile ma come lo si pratica.
I team si sono distribuiti tra città e fusi orari. L’IA generativa è entrata nelle sessioni di pianificazione. E il pensiero di prodotto ha cambiato il modo di inquadrare e misurare il lavoro. Nessuna di queste tre cose pesava nel 2017 quanto pesa adesso.
I tre gruppi sono quelli che usa il PMI nel suo articolo del 2 settembre 2026. Il diagramma non aggiunge categorie proprie.
Cosa porta di nuovo
Ogni gruppo risponde a una pressione diversa, quindi conviene guardarli separati.
- Sul piano pratico. L’etichetta binaria di ibrido cade e lascia un continuo di consegna, dove ogni team sceglie il mix di pratiche predittive e agili che gli serve. Anche il vocabolario è stato aggiornato, il backlog grooming ora si chiama raffinamento del backlog e le riunioni quotidiane in piedi sono diventate riunioni quotidiane di coordinamento. E ogni capitolo si chiude con note sull’IA generativa, dove può aiutare e dove può fare danni se usata senza attenzione.
- Sul piano sociale. La sicurezza psicologica smette di essere un extra e diventa requisito base del rendimento del team. La sostenibilità si allarga oltre il ritmo sostenibile originale e arriva alle decisioni che tutelano le persone, il pianeta e la prosperità di lungo periodo.
- Sul piano strategico. La guida riconosce che i framework di scaling sono già di uso corrente nelle organizzazioni grandi e spiega quando pensarci. E aggiunge l’agilità aziendale come il contesto che oggi circonda i team, con un rimando al Manifesto per l’agilità aziendale e ai principi M.O.R.E. del PMBOK 8.
C’è un altro cambiamento che non rientra in quei tre gruppi e che a chi studia dirà qualcosa. La parte sulla misurazione è cresciuta parecchio e si è spostata dal conteggio degli output verso metriche che catturano flusso, risultati e valore, con le trappole più comuni segnalate.
Cosa dice il PMI sul legame con l’esame PMP
Qui conviene essere precisi, perché è dove il dato viene tirato di più.
Il PMI non dice che la Guida pratica all’agile sia materiale dell’esame PMP. Né l’articolo del blog né la pagina della guida contengono quell’affermazione. Quello che dice, con nome e cognome, è che per chi sostiene o mantiene la certificazione PMI-ACP la guida resta una compagna naturale per tenere aggiornata la conoscenza agile. Quella menzione riguarda l’ACP.
La pagina degli standard aggiunge una frase più ampia, che la guida serve sia se stai imparando l’agile sia se ti stai preparando per una certificazione, senza dire quale. E menziona collegamenti con concetti del PMBOK 8, tra cui la sostenibilità, M.O.R.E. e i modi adattivi di lavorare.
È tutto quello che c’è. Se leggi in giro che la guida è lettura obbligatoria del PMP nuovo, non viene dal PMI.
Allora ti serve se stai studiando?
Questa parte è una nostra lettura e la segnaliamo come tale. La guida non è costruita come materiale d’esame. Non segue il programma compito per compito e non porta domande di pratica, e l’esame si sostiene sul programma ufficiale.
Detto questo, c’è un caso in cui aiuta davvero. Se vieni da un mondo predittivo e quel 60% adattivo e ibrido ti suona come una lingua straniera, la guida ti dà il perché delle pratiche, che è esattamente quello che l’esame valuta. Abbiamo già visto come si dividono gli approcci e perché l’ibrido ha smesso di essere un tema sciolto in fondo al programma.
E se il tuo problema è un altro, che quello che hai comprato è invecchiato, quella è una diagnosi diversa e la trattiamo in come capire se il tuo materiale è superato. Per coprire il programma, il programma ufficiale si scarica gratis dal sito del PMI e nessuna guida lo sostituisce.
Un libro nuovo non è la stessa cosa di un libro necessario. Questo vale per quello che spiega, non per quello che promette.
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