
La strategia si perde prima di arrivare al progetto
The PM Architect6 min di letturaConcetti
Ti assegnano un progetto che in alto sembrava chiarissimo e quaggiù non si capisce più. Nessuno ha mentito e nessuno ha sbagliato un passo preciso. Quello che è successo è che la strategia si è disfatta mentre scendeva, e questo ha una forma riconoscibile.
La strategia non fallisce tutta insieme
Il 7 ottobre 2026 il PMI ha pubblicato un articolo di Denise Jarvie che lo dice senza giri di parole. Quello che i dirigenti leggono come un problema di esecuzione di solito è un problema di capacità dell’organizzazione, perché la strategia perde coerenza mentre viaggia.
La frase che ordina tutto il resto è che il deterioramento avviene in quattro luoghi prevedibili. Non uno diverso ogni volta, ma sempre gli stessi quattro.
I quattro punti di rottura vengono dall’articolo pubblicato dal PMI il 7 ottobre 2026.
Lo scopo non viaggia con la strategia. Il piano parte con un’intenzione chiara e il perché resta per strada. Ogni funzione interpreta il messaggio a modo suo, le priorità si moltiplicano e gli obiettivi locali competono con quelli dell’azienda. I team finiscono per guardare attività e deliverable invece del risultato che la strategia cercava. La parte dura è che nessuno decide male, perché ognuno prende decisioni ragionevoli con il proprio contesto e l’insieme tira da parti diverse.
Chi sta più vicino al lavoro decide meno. Le decisioni critiche si concentrano lontano dalla prima linea, proprio dove i problemi si vedono per primi. I team devono rispondere a condizioni che cambiano mentre aspettano un’approvazione o una revisione di governance. L’apprendimento rallenta, le occasioni passano e i rischi crescono senza che nessuno li guardi finché sistemarli non costa caro.
Il modello operativo gioca contro. Si progettano strategie di crescita su strutture fatte per la stabilità. Il budget premia la pianificazione annuale anche quando le priorità cambiano ogni trimestre, e ogni area ottimizza il proprio. Allora i dirigenti credono che le persone resistano, quando sono limitate da un sistema pensato per un’altra realtà.
Le persone non dicono quello che sanno. Adattarsi dipende dall’imparare, e imparare dipende dal fatto che qualcuno osi dire quello che vede. Se dare una cattiva notizia costa caro, i presupposti non si mettono in discussione e la direzione riceve una versione filtrata della realtà invece della realtà.
Il dato che il PMI ci mette sopra
Dentro il primo punto c’è una cifra da tenere. Secondo una ricerca del PMI, il punteggio netto di successo dei progetti passa da meno 18 quando non c’è una visione chiara a più 41 quando la visione è ben definita.
L’articolo attribuisce quelle due cifre a una ricerca del PMI senza nominare il rapporto, quindi qui si citano allo stesso modo, senza anno né campione che non hanno. Quello che invece nomina è lo studio da cui esce la tesi generale, Closing the Change-Readiness Gap.
Dove compare questo nell’esame
Niente di quanto sopra è nelle tue mani come project manager, eppure il programma ti chiede di farci qualcosa.
Nel programma di luglio 2026 il dominio Ambiente di business pesa il 26 per cento, spostamento che abbiamo raccontato per intero nel post su Business Environment. Il suo settimo compito si chiama sostenere il cambiamento organizzativo e ha solo due abilitatori. Valutare la cultura dell’organizzazione, e valutare l’impatto del cambiamento organizzativo sul progetto e determinare le azioni necessarie.
Due abilitatori per un tema di queste dimensioni sembrano pochi, e quella sproporzione dice esattamente quello che serve capire. Il programma non ti chiede di aggiustare il modello operativo né di ridistribuire l’autorità decisionale. Ti chiede di leggere la cultura e di tradurre il cambiamento in azioni di progetto.
Cosa ti tocca e cosa no
È la distinzione che separa una risposta corretta da una eroica. Ridisegnare la governance dell’azienda non ti tocca, e un’alternativa che ti ci mette è quasi sempre fuori perimetro.
Quello che ti tocca è il primo abilitatore letto sul serio. Valutare la cultura significa sapere se in questa organizzazione una cattiva notizia si può dire, quanto ci mette una decisione e fin dove il tuo team può muoversi senza chiedere permesso. E il secondo significa che, una volta che lo sai, cambi qualcosa nel progetto, il piano di coinvolgimento, la cadenza dei report, il percorso di escalation concordato.
Lì si collega con i tre compiti sugli stakeholder, perché lo scopo perso per strada si recupera in conversazioni concrete con persone concrete, non in un comunicato.
Come si vede in una domanda
L’enunciato descrive una riorganizzazione in corso, un team che riceve priorità contraddittorie da due aree e uno sponsor che insiste sulla data. Le alternative offrono fare escalation, ripianificare, chiedere alla direzione di chiarire le priorità, oppure valutare come il cambiamento tocca il tuo progetto e aggiustare di conseguenza.
L’ultima è quella che combacia con il programma, e le altre tre sembrano più decise. Chiedere alla direzione di chiarire non è sbagliato nella vita vera, ma nell’esame è restituire il problema. Valutare e aggiustare è il verbo che usa l’abilitatore.
Il PMBOK 7 guarda la stessa cosa dai risultati invece che dai compiti, e questo sta in gli otto domini di performance.
Le quattro rotture non sono quattro problemi, sono uno solo visto da quattro lati, cioè che l’organizzazione non riesce a tenersi insieme mentre si muove. Il tuo progetto è l’ultimo posto dove si nota e il primo dove si paga.
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