
Avere i requisiti del PMP e saperli scrivere sono due cose diverse
The PM Architect6 min di letturaCandidatura
Sai già se hai i requisiti. Quello l’abbiamo risolto in i requisiti per candidarsi. Resta la parte che quasi nessuno prepara, cioè come scrivere quell’esperienza perché il PMI la accetti.
Perché la scrittura pesa quanto i mesi
Il PMI non ti conosce. L’unica cosa che ha per giudicare i tuoi anni di lavoro è il testo che hai scritto in un modulo. Se da lì non emerge che hai guidato e diretto un progetto, non importa quanto tu l’abbia fatto nella vita reale.
E c’è un dettaglio che cambia il modo di scrivere. Se la tua candidatura finisce in audit, il PMI chiede la firma dei tuoi responsabili o supervisori per l’esperienza registrata. Vale a dire che quello che scrivi non è una dichiarazione privata. È un testo che un’altra persona, con nome e ruolo, dovrà avallare.
Questo è il metro. Scrivi ogni descrizione pensando a chi la firmerebbe.
Cosa guarda il PMI in una descrizione
Nell’articolo del 28 agosto su cosa conta come esperienza, il PMI elenca quello che bisogna saper spiegare di ogni progetto. Sono sei cose e nessuna è decorativa.
I sei punti sono quelli che elenca il PMI nel suo articolo del 28 agosto 2026. Il diagramma non aggiunge requisiti propri.
Guarda lo schema. Quattro dei sei chiedono di te, non del progetto. Il PMI non sta valutando se il progetto è andato bene. Sta valutando se l’hai diretto tu.
Una debole e una che regge
I due esempi che seguono sono inventati da noi per illustrare, non vengono dal PMI.
Ecco come si presenta quella debole.
Ho partecipato all’implementazione di un sistema di gestione documentale per l’area operations. Le scadenze sono state rispettate e il sistema è rimasto in funzione.
Fallisce quasi su tutto. “Ho partecipato” non dice che l’hai diretto, e potrebbe descrivere una qualsiasi delle quindici persone del team. Non ci sono date. Non ci sono stakeholder. Non c’è una sola attività che tu possa indicare come tua. E “le scadenze sono state rispettate” è scritto in modo che nessuno resti responsabile di niente.
Ecco lo stesso progetto raccontato in un modo che regge.
Ho guidato l’implementazione di un sistema di gestione documentale in tre filiali, tra marzo e novembre 2024. Ho definito l’ambito e i criteri di accettazione con i responsabili di operations e di compliance, costruito la schedulazione e coordinato il fornitore esterno e due analisti interni. Ho diretto il monitoraggio dei rischi e il piano di migrazione dei fascicoli storici, e ho presentato l’avanzamento al comitato mensile. Il sistema è entrato in esercizio nelle tre filiali e ha ridotto il tempo di ricerca di un fascicolo.
È cambiato il verbo, sono comparse le date, si dice con chi hai lavorato, sono elencate attività che hai diretto e alla fine c’è un risultato. Resta un paragrafo corto. Non si tratta di scrivere di più, si tratta che ogni frase abbia un proprietario.
Un avvertimento sull’altro estremo. Gonfiare il ruolo è peggio che restare sotto, perché la firma del tuo responsabile è proprio il filtro che lo scopre.
L’errore di contare l’operatività come progetto
Il programma del 2026 lo chiede in modo esplicito. Nel descrivere i tuoi progetti, non includere attività di routine, operative o amministrative. È l’avvertenza che affonda più candidature, perché sembra ovvia e nella pratica è difficile da tracciare.
Il PMI la concretizza con un contrasto che conviene tenere a portata di mano. Rispondere ogni settimana alle richieste dei clienti è operatività. Guidare un’iniziativa definita per ridisegnare il processo di ingresso di quelle richieste, coordinando gli stakeholder, gestendo i tempi e misurando il risultato, può essere un progetto.
La prova sta nella definizione stessa. Un progetto è un’iniziativa temporanea, in un contesto unico, intrapresa per creare valore. Se la tua voce non ha inizio e fine, né un obiettivo proprio, né qualcosa di valore che resta alla fine, è il tuo lavoro di sempre e lì non ci va.
Non contano nemmeno i lavori universitari, la ricerca accademica per ottenere un titolo, l’organizzazione di eventi personali né i lavori in casa tua. E ricorda che i mesi contano una volta sola. Se hai seguito due progetti in parallelo tra febbraio e maggio, quel periodo somma una volta, non due.
Cosa avere pronto se ti tocca l’audit
La selezione è casuale, anche se il PMI si riserva il diritto di verificare chiunque in qualsiasi momento, pure dopo aver concesso la certificazione. Se capita, ti avvisano via e-mail prima che tu paghi la quota.
Ti chiederanno tre cose. Copia del tuo titolo di studio o equivalente, la firma dei tuoi supervisori o responsabili per l’esperienza che hai registrato, e i certificati o le lettere degli enti dove hai fatto le ore di formazione.
Hai 90 giorni per raccogliere tutto. Se consegni completo, il processo richiede all’incirca cinque o sette giorni lavorativi. Se non adempi o decidi di non rispondere, l’audit risulta fallito e c’è un anno di sospensione prima di poter ricandidarti.
Niente di tutto questo è drammatico se lo prepari prima. Quello che invece conviene fare, mentre scrivi, è chiederti per ogni progetto chi lo firmerebbe. Se non ti viene in mente il nome, o se quella persona leggerebbe la tua descrizione senza riconoscerla, sei ancora in tempo per riscriverla.
La candidatura non premia chi ha fatto di più. Premia chi riesce a mostrare quello che ha fatto.
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